Il Messaggio della Santa Casa -> Dicembre 2009 
Il Messaggio della Santa Casa


Il Messaggio intervista...
p. Egidio Monzani
Ofmconv della Milizia dell'Immacolata
 


P. Egidio, avete da poco concluso a Loreto il vostro 3° convegno nazionale. Anzitutto, qual è la caratteristica della presenza del vostro movimento nella Chiesa e nel mondo?
Più che alla nostra presenza bisognerebbe pensare alla presenza e all’eredità lasciata da san Massimiliano Kolbe, di cui ci sentiamo poveri esecutori. Purtroppo di padre Kolbe si conosce solo il suo sublime atto finale e non la vita che l’ha preceduto. Una vita tutta votata alla diffusione della conoscenza della Vergine Immacolata e quindi all’amore verso di lei attraverso la consacrazione. Kolbe è stato un grande apostolo attraverso i mass media, un innamorato di Maria. Con la Milizia dell’Immacolata, da lui fondata a Roma nel 1917 per arginare la tracotanza della massoneria, voleva “conquistare” tutto il mondo all’Immacolata attraverso l’amore. “Solo l’amore crea”, aveva scritto ed era solito dire. Giovanni Paolo II l’ha definito “patrono del nostro difficile secolo”, ma ancora non si è scoperta la sua santità e soprattutto la sua eredità mariana.

Perché quest’anno avete scelto Loreto e qual è stata l’accoglienza ricevuta?
Loreto è la “Casa di Maria”. Il fascino della nostra casa lo conosciamo tutti, perché ci siamo nati, siamo cresciuti, abbiamo sperimentato il calore dell’amore e della premura dei genitori. A casa si torna sempre volentieri, anche da adulti, per ritrovare lo stesso clima della fanciullezza, per respirare gli stessi odori, per rivivere emozioni. Così è la “Casa di Maria”. Ci siamo sentiti accolti, amati, avvolti dai suoi stessi sentimenti. Vedere quelle pietre e pensare che hanno vigilato sulla giovane Maria di Nazaret, l’hanno vista pregare, lavorare, vivere il mistero di Dio nella semplicità e nella povertà ed ora guardano noi… beh, vengono i brividi, vertigine di fede. Quelle pietre parlano come se parlasse la Madre. E noi avevamo bisogno di sentirla, di viverla, non ci bastava più pensarla. Più che accolti, ci siamo sentiti a casa. E questo grazie a chi ha aperto non solo le porte, ma anche le braccia.

Quale compito è emerso dalle giornate lauretane per il vostro movimento?
Avevamo bisogno di incontrarci per rinnovare e ravvivare il nostro impegno di consacrati all’Immacolata. Per padre Kolbe la consacrazione non è semplice abbandono alla protezione della Vergine, ma impegno missionario. Per lui consacrarsi voleva dire mettersi nelle mani dell’Immacolata, totalmente, perché ella possa disporre di noi. La nostra vita è un campo aperto alla missionarietà; la situazione delicata e problematica che stiamo vivendo a tutti i livelli e che compromette seriamente la nostra stessa condizione umana, richiama l’azione della massoneria al tempo di Kolbe. Avevamo bisogno di ritrovare la gioia di stare insieme e sentire sensibilmente la presenza degli altri per uscire dalla sensazione di solitudine in cui siamo avvolti ed esposti. Ci siamo sentiti famiglia, figli della stessa Madre, ed ognuno di noi è tornato alla propria casa sostenuto e incoraggiato a perseguire quella chiamata che lo Spirito ha offerto attraverso la testimonianza e la santità di san Massimiliano Kolbe.