
Con la caduta di Gerico in mano agli Israeliti, grazie
alla collaborazione di Raab, ebbe inizio un periodo
travagliato nella storia del popolo eletto, con la lenta
conquista del territorio che si estende tra il Giordano e
il Mare Mediterraneo, e che in passato, prima dell’emigrazione
in Egitto della famiglia di Giacobbe, era stato
teatro delle peregrinazioni di Abramo. Era questa la
terra fertile nella quale “scorre latte e miele”, che Dio
aveva promesso di dare al suo popolo.
Durante gli anni della conquista, che avvenne con
guerre sporadiche, compiute ora da una tribù ora da
un’altra, in momenti di emergenza, il comando del popolo
era assunto da personaggi chiamati “giudici”,
nome che indica una guida temporanea, per un certo
numero di anni o, addirittura, per una sola impresa di
liberazione. Nel cap. 4 del libro dei Giudici, ai vv. 4-5,
leggiamo queste informazioni: “In quel tempo era giudice
d’Israele una donna, una profetessa, Debora, moglie
di Lappidit. Ella sedeva sotto la palma
di Debora, tra Rama e Betel, nelle montagne
di Efraim, e gli Israeliti salivano da lei
per ottenere giustizia”. È l’unica donna che
ebbe il titolo di “giudice”. Il suo nome in
ebraico significa “ape”, ma non sappiamo
se il nome si riferisse alle sue qualità, oppure
se appartenesse alla sua famiglia o al suo
clan. Debora era dotata di autorità e di saggezza,
ed era capace di emettere giudizi,
che il popolo apprezzava e rispettava.
Da quello che segue, vediamo che era
anche una donna decisa. È lei che trasmette
al comandante Barak gli ordini del Signore.
Sisara, capo dell’esercito dei Cananei,
a nome del suo re Iabin, opprimeva gli
Israeliti. Dio vuole che si combatta contro il
nemico, e indica a Barak il piano per la battaglia.
Barak andrà quindi a combattere,
ma, per sentirsi più sicuro, chiede che Debora
vada con lui, altrimenti non andrà.
Debora accetta ma chiarisce una cosa: “Per
questa battaglia la gloria non sarà tua,
perché il Signore consegnerà Sisara
nelle mani di una donna”.
Più tardi, è ancora Debora a decidere il momento per
dare inizio alla battaglia: “Alzati, perché questo è il
giorno in cui il Signore ha messo Sisara nelle tue mani”.
Come vedremo nel prossimo numero, effettivamente la
gloria di quel giorno non sarà di Barak, ma di una
donna straniera: Giaele, colei che, grazie ad uno stratagemma,
darà la morte al generale dei Cananei.
Dopo aver condotto gli Israeliti alla vittoria, Debora
dedicò a Dio un poema, nel quale canta le lodi del
Signore, e anche, molto di più, le lodi di se stessa.
Questa composizione è considerata uno dei testi più
antichi del Vecchio Testamento. In esso Dio è descritto
come un comandante valoroso che cammina alla testa
dei suoi soldati e compie imprese grandi. Il canto ricorda
poi un fatto purtroppo frequente nella storia del
popolo di Israele: si dimenticava il
Dio salvatore per cercare altri dèi, si
lasciava da parte l’alleanza del Sinai
per dedicarsi ai culti aberranti praticati
dai popoli vicini. La guerra e
l’oppressione erano la conseguenza
di questo tradimento. Il popolo si
allontanava da Dio e voleva andare
avanti da solo, ma non faceva altro
che causare del male a se stesso.
In questa situazione, “era cessato
ogni potere, era cessato in Israele, finché
non sorsi io, Debora, finché non
sorsi come madre in Israele” (Gdc
5,7). Questo bel titolo di madre, che
Debora si attribuisce con fierezza, ci
fa pensare al momento
cruciale nella
storia della salvezza,
quando Dio, per
portare a compimento
il suo piano per
salvare noi suoi figli
dalla schiavitù del
peccato, ha scelto una
Madre, che avrebbe
dato al mondo il suo
Figlio. Attraverso la
divina maternità, Maria
è diventata Madre
di tutti noi.
Nei giorni che ci
avvicinano al Natale,
il nostro pensiero si rivolge a Maria,
strumento ben più importante
del progetto di amore di Dio verso
di noi. Nel suo cantico, Debora loda
meritatamente se stessa, per il
ruolo che ha svolto nella guerra
contro i Cananei. Nel canto del
“Magnificat”, Maria, che si è definita
umile serva del Signore, loda
invece le grandi cose fatte dall’Onnipotente
e ricorda che solo il suo
nome è santo.
Non giudichiamo male la brava
Debora: ha fatto bene quello che Dio
le ha chiesto di fare. Ma certamente,
la grandezza di Maria, la Madre di
Gesù, è molto maggiore e ricordarla
con gratitudine è sempre un gesto
che compiamo con gioia.