Il Messaggio della Santa Casa -> Dicembre 2009 
Il Messaggio della Santa Casa


Debora sotto la palma
mons. Giovanni Tonucci - Arcivescovo di Loreto 


Con la caduta di Gerico in mano agli Israeliti, grazie alla collaborazione di Raab, ebbe inizio un periodo travagliato nella storia del popolo eletto, con la lenta conquista del territorio che si estende tra il Giordano e il Mare Mediterraneo, e che in passato, prima dell’emigrazione in Egitto della famiglia di Giacobbe, era stato teatro delle peregrinazioni di Abramo. Era questa la terra fertile nella quale “scorre latte e miele”, che Dio aveva promesso di dare al suo popolo.
Durante gli anni della conquista, che avvenne con guerre sporadiche, compiute ora da una tribù ora da un’altra, in momenti di emergenza, il comando del popolo era assunto da personaggi chiamati “giudici”, nome che indica una guida temporanea, per un certo numero di anni o, addirittura, per una sola impresa di liberazione. Nel cap. 4 del libro dei Giudici, ai vv. 4-5, leggiamo queste informazioni: “In quel tempo era giudice d’Israele una donna, una profetessa, Debora, moglie di Lappidit. Ella sedeva sotto la palma di Debora, tra Rama e Betel, nelle montagne di Efraim, e gli Israeliti salivano da lei per ottenere giustizia”. È l’unica donna che ebbe il titolo di “giudice”. Il suo nome in ebraico significa “ape”, ma non sappiamo se il nome si riferisse alle sue qualità, oppure se appartenesse alla sua famiglia o al suo clan. Debora era dotata di autorità e di saggezza, ed era capace di emettere giudizi, che il popolo apprezzava e rispettava. Da quello che segue, vediamo che era anche una donna decisa. È lei che trasmette al comandante Barak gli ordini del Signore. Sisara, capo dell’esercito dei Cananei, a nome del suo re Iabin, opprimeva gli Israeliti. Dio vuole che si combatta contro il nemico, e indica a Barak il piano per la battaglia. Barak andrà quindi a combattere, ma, per sentirsi più sicuro, chiede che Debora vada con lui, altrimenti non andrà. Debora accetta ma chiarisce una cosa: “Per questa battaglia la gloria non sarà tua, perché il Signore consegnerà Sisara nelle mani di una donna”.

Più tardi, è ancora Debora a decidere il momento per dare inizio alla battaglia: “Alzati, perché questo è il giorno in cui il Signore ha messo Sisara nelle tue mani”. Come vedremo nel prossimo numero, effettivamente la gloria di quel giorno non sarà di Barak, ma di una donna straniera: Giaele, colei che, grazie ad uno stratagemma, darà la morte al generale dei Cananei.

Dopo aver condotto gli Israeliti alla vittoria, Debora dedicò a Dio un poema, nel quale canta le lodi del Signore, e anche, molto di più, le lodi di se stessa. Questa composizione è considerata uno dei testi più antichi del Vecchio Testamento. In esso Dio è descritto come un comandante valoroso che cammina alla testa dei suoi soldati e compie imprese grandi. Il canto ricorda poi un fatto purtroppo frequente nella storia del popolo di Israele: si dimenticava il Dio salvatore per cercare altri dèi, si lasciava da parte l’alleanza del Sinai per dedicarsi ai culti aberranti praticati dai popoli vicini. La guerra e l’oppressione erano la conseguenza di questo tradimento. Il popolo si allontanava da Dio e voleva andare avanti da solo, ma non faceva altro che causare del male a se stesso.

In questa situazione, “era cessato ogni potere, era cessato in Israele, finché non sorsi io, Debora, finché non sorsi come madre in Israele” (Gdc 5,7). Questo bel titolo di madre, che Debora si attribuisce con fierezza, ci fa pensare al momento cruciale nella storia della salvezza, quando Dio, per portare a compimento il suo piano per salvare noi suoi figli dalla schiavitù del peccato, ha scelto una Madre, che avrebbe dato al mondo il suo Figlio. Attraverso la divina maternità, Maria è diventata Madre di tutti noi.

Nei giorni che ci avvicinano al Natale, il nostro pensiero si rivolge a Maria, strumento ben più importante del progetto di amore di Dio verso di noi. Nel suo cantico, Debora loda meritatamente se stessa, per il ruolo che ha svolto nella guerra contro i Cananei. Nel canto del “Magnificat”, Maria, che si è definita umile serva del Signore, loda invece le grandi cose fatte dall’Onnipotente e ricorda che solo il suo nome è santo.

Non giudichiamo male la brava Debora: ha fatto bene quello che Dio le ha chiesto di fare. Ma certamente, la grandezza di Maria, la Madre di Gesù, è molto maggiore e ricordarla con gratitudine è sempre un gesto che compiamo con gioia.