
I pannelli scultorei del
Rivestimento marmoreo
- che, come uno scrigno,
contiene la perla
della Santa Casa - fanno
diretto o indiretto riferimento
alla dimora nazaretana
di Maria. Quella
Casa, infatti, è il luogo
della sua Natività, del suo Sposalizio con Giuseppe e dell’Annunciazione; di lì lei è partita per la
Visitazione alla cugina Elisabetta e poi per il Censimento a Betlem, dove si compirono i giorni
del Natale, cui seguì l’Epifania.
La Casa di Nazaret e la Grotta di Betlem sono come due note di una stessa divina melodia:
nella Casa Maria concepisce il Figlio di Dio, nella Grotta lo dà alla luce.
Tra le varie sculture di queste «istorie» della Vergine, piace soffermare lo sguardo sul Natale,
opera integra e mirabile di Andrea Sansovino, che la eseguì tra il 1518 e il 1524.
Il gesto di Maria che, in candidi panni, depone Gesù in una culla, mentre arrivano i pastori
ad adorarlo sotto lo sguardo stupito di Giuseppe, è la trascrizione scultorea di un passo del
vangelo di Luca, il quale annota che i pastori «andarono senza indugio e trovarono Maria e
Giuseppe e il Bambino che giaceva in una mangiatoia» (Lc 2,16).
Tutta la scena ispira contemplazione e stupore: il gesto amabile e materno di Maria, cui
volge lo sguardo affettuoso il Bambino, l’atteggiamento di Giuseppe, che segue l’evento stupefatto
e intenerito, e i due pastori in devota adorazione. Uno di loro però, l’ultimo della fila,
il più giovane, in piedi, si volge indietro. Già gli antichi «ciceroni» del santuario facevano notare
che quel giovane è «figura» di coloro che davanti al Natale del Signore si distraggono,
non lo comprendono, non ne penetrano il mistero e non se ne fanno coinvolgere. È la storia
purtroppo anche di molte persone del nostro tempo, le quali celebrano la nascita del Salvatore
come una ricorrenza pagana nei lauti riti culinari e non liturgici. Nella loro vita, la venuta del
neonato Bambino di Betlem non dice nulla. Ciò lascia terribilmente pensosi i credenti!
Noi però, con l’animo dei pastori adoranti, vogliamo sollevare lo sguardo sopra la capanna
di Betlem, magistralmente scolpita dal Sansovino, per unirci, in un intimo sentimento di gratitudine
al Signore, al canto degli angeli che la sovrastano: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e
pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).