Il Messaggio della Santa Casa

Le donne sulla via del Calvario

S.E. Mons. G.Tonucci Arcivescovo emerito di Loreto

Pilato, nella sua incapacità di tenere testa ai Giudei ostili a Gesù, ha condannato a morte l’innocente. Ora un triste corteo si snoda dal Pretorio verso il luogo dell’esecuzione, una roccia appena fuori della città, che per la sua forma, che richiamava un teschio, era chiamata Calvario.
Il Vangelo di Luca (23,27-31) segnala un episodio accaduto mentre il Signore, stremato dai maltrattamenti, si avviava faticosamente verso il posto dove sarebbe stato ucciso. Tra la gente che seguiva la scena, o perché direttamente interessata o perché spinta da curiosità morbosa, c’erano anche delle donne che “si battevano il petto e facevano lamenti su di lui”. Dall’informazione così sobria che ci dà l’evangelista non possiamo sapere di chi si trattasse. Potremmo pensare che fossero signore di buona famiglia che, seguendo una tradizione di pietà e compassione, portavano ai condannati a morte una bevanda, da loro preparata, per lenire il dolore e rendere meno crudele l’agonia sul patibolo. Forse alcune di esse avevano sentito parlare di Gesù ed erano coscienti della grave ingiustizia che si stava commettendo. Per questo, e per l’aspetto miserevole che doveva avere il condannato, manifestano in maniera clamorosa il loro dolore. Quando si soffre, dà fastidio che qualcuno ci venga attorno a esibire in maniera teatrale la propria partecipazione al nostro dolore. Sarebbe meglio che restassero in silenzio, perché, per quanto dicano e facciano, non potranno mai rendersi conto di cosa vuol dire soffrire tanto.
La reazione di Gesù è diversa. Anche nella condizione in cui si trova, non dimentica di essere il pastore che ha cura del suo gregge. In queste donne, forse indiscrete ma animate da compassione sincera, egli vede tutto il suo popolo destinato alla distruzione e al massacro. Il tempo, che egli aveva annunciato e per il quale aveva pianto, si avvicina. Gerusalemme sarà distrutta e i suoi figli saranno uccisi senza pietà. 
Quando questo accadrà, le donne che non hanno avuto la gioia di essere madri si riterranno fortunate, perché non dovranno piangere per la morte dei loro figli. L’immagine ora usata da Gesù è chiara ed efficace. Condannare a morte lui, che è innocente, è come dare fuoco al legno verde, che non può bruciare e comunque brucerà male. Ma il popolo, infedele e restio ad accogliere il Figlio di Dio, può essere paragonato al legno secco, che invece arderà rapidamente e fino in fondo. Di esso resteranno soltanto le ceneri. Le donne, che ora piangono sulla sorte dell’innocente condannato, domani dovranno piangere sulla sorte atroce dei loro figli, e saranno testimoni della rovina definitiva della loro città e della loro nazione. Questo gruppo di donne, che appare nel cammino del Signore verso il Calvario, non viene più ricordato. Nei vangeli di Matteo e Marco leggiamo che, una volta che Gesù era giunto al luogo del supplizio, gli fu offerto da bere vino mescolato con mirra: forse la bevanda inebriante preparata da quelle signore. Ma Gesù non la volle assaggiare: ha voluto bere fino alla fine il calice di dolore, che nell’Orto degli Ulivi aveva accettato dalle mani del Padre. Rimane per noi il ricordo di queste buone persone, che erano animate da uno spirito di compassione per chi doveva affrontare la sofferenza della morte in croce. Chiunque fosse condannato ad essa, anche se si trattava di un criminale pericoloso, colpevole di delitti orrendi, suscitava sentimenti di pietà. La pena inflitta dai carnefici romani era umiliante e la morte giungeva come una liberazione dopo tanti tormenti. Per gli Ebrei, inoltre, la crocifissione portava anche un senso di oltraggio, perché si ricordava l’espressione della Scrittura, che malediceva chiunque fosse appeso alla croce (Deuteronomio 21,23).
Quaranta anni dopo la morte e risurrezione di Gesù, gli eserciti di Roma assediarono Gerusalemme e, dopo mesi di sofferenze per assediati e assedianti, la conquistarono. Molti suoi cittadini furono massacrati e anche il Tempio, centro e cuore della religione ebraica, venne raso al suolo. Per questo, da allora e per sempre, il popolo eletto rimase senza il luogo in cui Dio si faceva presente, per accompagnare i suoi figli  nel  cammino  dell’esodo  quotidiano.  Forse  allora alcune donne, tra quelle che avevano compianto Gesù nel giorno della sua morte, ricordarono le parole dell’innocente condannato e videro la realizzazione della sua dolorosa profezia. E forse sentirono che una nuova fede prendeva possesso del loro cuore.