Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE L'ora di Gesù e l'ora di Maria

p. Giuseppe Santarelli

Qualche esegeta fa notare che, sebbene “l’evangelista di Maria” sia ritenuto da sempre Luca, in realtà tale appellativo potrebbe spettare anche a Giovanni, che la nomina solo in due passi del suo vangelo, all’inizio, a Cana (Gv 2, 1-12), e alla fine, sul Calvario (Gv 19,25-27), ma in un contesto di grande significato teologico. 
A Cana Giovanni nomina Maria la prima volta nelle nozze di Cana, quando Gesù “manifestò la sua gloria”, ossia la sua realtà divina. Alla richiesta di Maria, che gli segnala la mancanza di vino e lo invita a intervenire con la sua potenza taumaturgica, Gesù risponde: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4). Nella Bibbia l’ora di una persona designa il momento supremo della sua missione. Gesù chiama l’ora della donna il momento della sua maternità. Afferma: “La donna, quando partorisce, è nel dolore perché è venuta la sua ora” (Gv 16,21). Anche Gesù ha la sua ora e l’evangelista Giovanni sottolinea che essa si apre e si chiude alla presenza della Madre. Si apre a Cana, quando Maria sollecita l’intervento profetico del Figlio. Quel miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, secondo un’esegesi attenta e consapevole, ha anche un significato simbolico: ha costituito come l’ora del passaggio dall’economia salvifica del Vecchio Testamento, simboleggiata nell’acqua, a quella  del  Nuovo  Testamento, operata da Cristo, nello Spirito, simboleggiata dal vino. L’espressione di Gesù - “Donna che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora” - è solo apparentemente dura, perché allude già al legame, ormai inscindibile, tra le operazioni del Figlio e quelle della Madre. Si deve sottolineare, infatti, che quelle parole non si riferiscano solo all’intervento di Gesù a favore degli sposi restati senza vino, ma ai futuri rapporti del Figlio e della Madre. 
Sul Calvario 
Fino a quando non giunge l’ora vera del Figlio, c’è come una separazione tra lui e la Madre, ma quando quell’ora suprema giungerà, la separazione è destinata a scomparire. E l’ora suprema di Gesù è quella della Croce, sul Calvario. Alla vigilia della Passione egli aveva esclamato: “È venuta l’ora che il Figlio  dell’uomo  sia  glorificato” (Gv 12,23). In quell’ora di Gesù si attua anche l’ora di Maria. Per questo lei si trova ancora accanto a lui, come a Cana: “Stava presso la Croce di Gesù sua Madre...” (Gv 19,25). Qui la Croce di Gesù non si riferisce solo al patibolo di legno, ma in primo luogo al suo sacrifico redentivo. Gesù addita Maria a Giovanni quale madre: “Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco tua madre’. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19, 26-27). Gesù, in Giovanni, la addita quale madre spirituale a tutti i futuri credenti in lui. Ciò mette in risalto quanto sia stata efficace  la  compartecipazione  di Maria alla morte del Figlio. Accanto al Salvatore, lei diventa la madre della vita nuova che dal costato di lui sgorga e si riversa sull’umanità. Il compito di ogni cristiano, sull’esempio di Giovanni, è quello di “accogliere” Maria nella propria vita quale madre amorevole.