Il Messaggio della Santa Casa

EDITORIALE La Santa Casa luogo ecumenico di cattolici e di ortodossi

p. Giuseppe Santarelli

L’incontro a Loreto del 5 marzo scorso (di cui si dirà più avanti) tra alcuni rappresentanti della Chiesa ortodossa e della Chiesa cattolica, promosso dall’Accademia Angelico Costantiniana di Roma, ha costituito un’occasione propizia per riflettere su una prospettiva ecumenica, emersa nelle relazioni di carattere storico e nelle riflessioni di carattere spirituale: la Santa Casa di Nazaret, trasportata e venerata a Loreto, può costituire un privilegiato luogo d’incontro ecumenico tra le due Chiese per le seguenti ragioni.
Negli studi condotti ormai da oltre un trentennio sulla traslazione della Santa Casa è stata avanzata da qualcuno l’ipotesi, storicamente fondata, secondo cui, in base a documenti dell’Archivio Segreto Vaticano - letti agli inizi del secolo XX e poi non più rintracciati - la dimora nazaretana di Maria sarebbe stata sottratta all’invasione dei musulmani, verso la fine del secolo XIII, dalla famiglia Angeli, discendente dagli imperatori di Costantinopoli, e poi sarebbe stata trasportata in Italia. Nell’incontro del 5 marzo dal Koudunas è stata illustrata anche un’epigrafe che si trova nella chiesa di Porta Panagià, a Pili, presso Aspropotamos (Fiume Bianco), in Tessaglia, scritta in greco medievale, con lettere incise inversamente, da destra a sinistra. L’epigrafe recita: «Dalle fondamenta, o Tutta Santa, innalziamo la Casa salvata, opera sacra». E’ stato ipotizzato che la chiesa di Panagià - costruita nel 1283 da Giovanni Angeli, sebastocratore di Tessaglia e discendente dagli imperatori di Costantinopoli - potrebbe essere il luogo della prima sosta della Santa Casa nell’antica Illiria, a cui fa cenno, tra gli altri, il Teramano, il quale parla di un «certo qual castello detto Fiume», che potrebbe essere proprio Aspropotamos.
Ne è derivata la seguente considerazione: la Casa di Nazaret potrebbe essere stata salvata dagli ortodossi e poi, sotto il papato di Celestino V, alla fine del 1294, sarebbe stata affidata alla custodia dei cattolici. Quindi, si potrebbe considerare una «proprietà comune». Ben più profonde ragioni di carattere biblico-teologico però sostiene la prospettiva di fare della Santa Casa un centro di comunione ecumenica tra le due Chiese. La Santa Casa è un luogo, a così dire, «extraconfessionale», nel senso che vi si fa memoria del Mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che è fondamento della fede di tutti i cristiani, senza esclusione alcuna.Nella Santa Casa Dio Padre ha inviato l’arcangelo Gabriele a portare l’annuncio a Maria, scelta quale Madre del suo Figlio e resa feconda per opera dello Spirito Santo. Quindi è il luogo dove per la prima volta viene rivelato il Mistero dell’unità e trinità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. In tal modo, la dimora nazaretana di Maria fa memoria dei due misteri fondamentali della fede cristiana. Infine, per i cattolici e per gli ortodossi la Santa Casa di Nazaret, venerata a Loreto, è punto di eccezionale riferimento per una sana e forte devozione mariana, fondata sulla Parola di Dio. E’ il luogo della Theotókos, ossia della Madre di Dio, e della Panaghia, ossia della Tutta Santa. Il momento di preghiera (paraklisi) in Santa Casa alla Theotókos, guidata dall’arcivescovo metropolita ortodosso Zervos Gennadios, esarca per l’Europa meridionale, con la partecipazione di prelati ortodossi e dell’arcivescovo di Loreto Giovanni Tonucci e alla presenza di fedeli delle due Chiese, è stato come il preludio di questa luminosa prospettiva ecumenica. Ha detto il metropolita Gennadios: «A Loreto abbiamo la protezione della Madonna, con la più antica reliquia mariana; in questo luogo sacro ed ecumenico 
noi preghiamo e meditiamo».