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INDICE

Settembre-Ottobre 2006

Maria, Madre della Parola incarnata

Non domani o dopo domani: donaci, Signore, la pace oggi

Giovanni Paolo II e la Grande preghiera per l'Italia

Crescere nella carità come Popolo di Dio

Il Cristianesimo mariale di Giorgio La Pira

Inaugurazione dei restauri della Cappella di S.Giuseppe o Spagnola

Solenni festeggiamenti a Loreto

La notte più lunga dell'anno

Notizie in breve

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Il cristianesimo mariale di Giorgio La Pira

Giuseppe Dall’Asta

S. De Witten - Madonna con bambino - caro a Giorgio La Pira La fervente fede cristiana di Giorgio La Pira ha sempre avuto una caratterizzazione e una predilezione filiale per la Madonna, espressa in accenti mistici e poetici e in profonde meditazioni teologiche, come quella sulla “L’Assunzione di Maria”, scritto pubblicato sulla Rivista dossettiana “Cronache Sociali” (1-15 sett. 1950).

Nel nome di Maria

Il numero 10 della rivista “La badia” (Anno Mariano 1987-88) con il titolo “Nel nome di Maria”, è dedicato completamente a temi mariani. La pubblicazione si apre con una preghiera inedita, composta da La Pira nei difficili anni dell’oppressione totalitaria e della guerra 1939-1945, intitolata

O MADRE NOSTRA
O Madre nostra, quando vogliamo contemplare la bellezza di Dio
ci soffermiamo a mirare con diletto la tua bellezza
che dell’eterna luce é riverbero infinito:
in te riposiamo rapiti da una luce che è davvero l’anticipo della gloria.
Chi mira Te mira Dio
perché Tu partecipi agli eterni splendori
della Trinità adorabile.
Tu diletta del Padre
Tu madre del Verbo
Tu sposa dello Spirito Santo.
Madre nostra, Madre di Sapienza
aurora dell’Eterno nelle oscurità del tempo;
sei per noi la stella che ci consola e che ci rassicura;
sotto la Tua guida ci è dolce la strada e la fatica;
e quando il Tuo ricordo e la Tua presenza
sono più vivi nel cuore,
una vena di poesia e di commozione
ci fanno più ricchi di purezza e di speranza:
un giorno non è lontano per nessuno!
Ti saremo sempre più vicini,
nella gloria e nella gioia del Paradiso.
GIORGIO LA PIRA

Il culto mariano nella vita interiore ma anche nella vita esterna e pubblica di La Pira ha un posto centrale; di qui l’espressione di “Cristianesimo mariale” per indicare il valore essenziale della Madonna nell’opera salvifica e nella redenzione di Gesù Cristo. La pubblicazione ricorda il 1931, anno anniversario del Concilio di Efeso in cui venne riconosciuto il titolo più alto alla Madonna: Madre di Dio. Il dogma della divina maternità va collegato con gli altri dogmi; in un sistema dogmatico è quindi necessario inserire ciascuna di queste verità soprannaturali nel corpo dottrinale della Chiesa. Nel Cristianesimo il dogma centrale è quello dell’Incarnazione; esso ci rivela che Iddio si è fatto uomo e che nel seno purissimo di Maria la Persona del Verbo ha assunto la Persona umana. Né consegue la domanda: che posto occupa nel deposito della fede il dogma della divina maternità di Maria? La risposta appare ormai chiara: questo dogma deriva necessariamente e immediatamente da quello dell’Incarnazione. Quali frutti porta per la vita cristiana e per l’apostolato la comprensione della divina maternità di Maria? Questi: che la pietà cristiana è ammantata tutta di un candidissimo velo di purezza, che la rende infinitamente bella agli occhi degli uomini. Non per nulla la Chiesa onora Maria ricorrendo ad espressioni tratte dalle manifestazioni più leggiadre della primavera. Maria è bella e per esprimere questa bellezza non bastano i gigli e tutti i fiori della natura.
Cerchiamo Maria la Mistica rosa... chi trova Maria trova Gesù.
Il Cristianesimo mariale di La Pira, nelle sue riflessioni spirituali, scaturisce da concrete realtà del nostro tempo, come quella della vocazione e della santità dei laici: “Noi incrociamo per le strade coloro che fra cinquant’anni forse saranno sugli altari e che in vita furono nelle fabbriche, nelle aule universitarie, nel Parlamento...”.
Lo stesso interesse è sempre più crescente per le biografie di cristiani laici moderni. Quindi sull’orizzonte del tempo presente, nonostante tutto, spunta la speranza cristiana. Come sperare? Su quale fondamento legittimare una primavera religiosa in questo duro inverno di materialismo e di miscredenza? Ma la primavera non è lontana, e sarà la primavera di Maria: sull’umanità stanca di cose terrene apparirà presto l’arcobaleno del cielo e delle cose spirituali.
Sulla terra, in un’ora misteriosa e dolce della storia umana, nacque nel mondo Maria; e attraverso Maria nacque Gesù il Redentore degli uomini.
La realtà storica e cosmica non può più “liberarsi” da questo fatto divino che gli é divenuto essenziale.
L’edificio storico e cosmico non può più liberarsi dalla pietra fondamentale che è divenuta la pietra d’angolo e fondamento della roccia. La terra ha preso il colore del cielo: il manto verginale di Maria la copre ormai quasi totalmente con il suo velo.
La terra ha fiorito Maria e, attraverso Maria, Gesù; questa fioritura verginale non può essere spenta mai più.
L’alba del terzo Millennio si mostra con la delicata “coloritura” della luce mariana e la fioritura di santità laica. E, come nel secondo Millennio, quando con i fulgori di Maria si diede mano alla tessitura di una civiltà che raggiunse i vertici massimi della bellezza e i vertici massimi della preghiera: alba mariana allora con S. Bernardo - alba mariana oggi.
Cristianesimo mariale, verginale nell’essere e contemplante nell’operare ieri; Cristianesimo mariale, verginale nell’essere e contemplante nell’operare oggi. Ampio tessuto - in speranza almeno - di città contemplative e monastiche oggi. Dopo questa esperienza, dura e provvidenziale insieme, di valori terrestri, nell’intera civiltà di domani risorgeranno i valori contemplativi e celesti.

Maria alba di ogni rinascita

Come è bello questo pensiero!, esclama La Pira. Lo sfondo della nostra rinascita è costituita da un’infinita prospettiva di verginità. Il quadro del Cristianesimo ha questo unico sfondo del quale trae risalto la bellezza di ciascuno dei suoi particolari. Quale? È lo sfondo puro che ci offre l’Immacolato concepimento di Maria: l’alba della Redenzione, il germe della rinascita è qui: nel cielo dell’umanità si stende questo arcobaleno di intatta purezza del quale dovrà misteriosamente generarsi il figlio di Dio. È questo un pensiero che riempie l’anima di gioia e di stupore: quando Maria è concepita per la prima volta - dopo la creazione del primo uomo - nella storia degli uomini gli intatti splendori di Dio vengono proiettati nella storia dell’uomo.
Albeggia una luce immacolata, una luce senza colori tanto è inesprimibilmente pura: l’eterno stende sopra il tempo questa fascia misteriosa di luce!
L’anima nostra riposa, perché?
Perché è ciò che cercavamo. L’intelletto trova qui l’appagamento dei suoi bisogni di visione; trova qui di che riempire le sue pupille assetate di bellezza e di purità; ed anche il cuore si pone con dolce abbandono tra le fiamme di queste purità delicate ove arde un amore che ferisce e non consuma.
Madre dolce, Madre nostra, ogni anima che rinasce intuisce, anzitutto, per rinascere, il mistero del Tuo immacolato splendore; prima di vedere Gesù, vede Te, o Maria; è circonfusa della luce della Tua alba. Una luce che si diffonde, una bellezza che penetra. Cosa è il Cristianesimo? Che cosa è una rinascita nel Signore? Cosa è una conversione profonda? Tutte queste risposte si chiudono in quest’unica intuizione chiara, pacificante, delicata di questa luce pura, senza colori, intatta, con la quale la tua natura immacolata si riverbera su di noi.
Prima che Gesù nasca al mondo ha richiesto Te, l’Immacolata, prima che nasca in noi richiede ancora Te, o Genitrice di Dio.
La storia di ognuno è come la storia di tutti: all’inizio di ogni rinascita c’è questo punto luminoso, non tocco da mano di uomo.
E questo punto luminoso sei Tu!
Maria l’Immacolata sei un arcobaleno di purezza.
Così nasce il Signore in ogni cuore; così vi resta; perché questo arcobaleno interiore, questa vetta di estremo biancore è il punto che sempre polarizza le speranze, le gioie, i silenzi del cuore degli uomini.