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Settembre-Ottobre 2006

Maria, Madre della Parola incarnata

Non domani o dopo domani: donaci, Signore, la pace oggi

Giovanni Paolo II e la Grande preghiera per l'Italia

Crescere nella carità come Popolo di Dio

Il Cristianesimo mariale di Giorgio La Pira

Inaugurazione dei restauri della Cappella di S.Giuseppe o Spagnola

Solenni festeggiamenti a Loreto

La notte più lunga dell'anno

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LA CHIESA ITALIANA VERSO IL CONVEGNO DI VERONA
CRESCERE NELLA CARITA’ COME POPOLO DI DIO

p. Marcello Montanari

Roma - Piazza S.Pietro gremita di fedeli “Amatevi intensamente di vero cuore” (1Pt 1,22)

La speranza cristiana ci rende liberi perché nasce “dall’obbedienza alla verità” in quanto siamo stati rigenerati “non da un seme corruttibile ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23). “Liberati dalla vuota condotta di un tempo... col sangue prezioso di Cristo” (1,18) che ci ha fatto rinascere (‘rigenerati’) come figli di Dio, noi possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre (1,17). Questa premessa tratta dalla prima lettera di san Pietro è indispensabile per vivere nell’amore fraterno. L’apostolo lo sottolinea con forza come logica e naturale conseguenza: “Amatevi intensamente di vero cuore gli uni gli altri”. La relazione con Dio dopo la rinascita battesimale esige una crescita costante nella santità e nell’amore fraterno perché Dio è santo ed è Padre. In Cristo noi siamo tutti suoi figli e anche veri fratelli.
Solo chi conduce una vita sintonizzata sull’amore di Dio è in grado di amare veramente i fratelli. Tanti dicono che è importante amare gli ‘altri’ e sottovalutano l’amore di Dio che ne è il presupposto. San Pietro è molto chiaro in proposito: prima di ricordare ai cristiani il comandamento di amarsi sinceramente e intensamente come fratelli dice che occorre mettersi in sintonia con l’amore di Dio e di purificarsi “con l’obbedienza alla verità”.
È quanto ci ha ricordato opportunamente il papa Benedetto XVI nella sua enciclica ‘Dio è amore’. Il cristiano ama i fratelli in quanto ha fatto l’esperienza dell’amore di Dio per lui e in lui. È difficile amare gli altri solo come un dovere morale, soprattutto perché nella maggior parte dei casi i nostri simili sono tutt’altro che amabili. Dio invece ci ama non perché siamo amabili ma per renderci amabili: è un amore gratuito, un amore proteso solo al nostro vero bene e alla nostra felicità, un amore quindi che ci rinnova e ci trasforma.
Gesù ci ha detto: “Amatevi come io vi ho amato”. È una verifica che ci sgomenta, ma va alla radice del vero amore. Se Gesù non ci avesse donato il suo Spirito d’Amore non saremmo capaci di amare. Ecco perché san Pietro ci ricorda che l’amore di Dio spinge i fedeli ad amarsi gli uni gli altri sinceramente, senza ipocrisia e di vero cuore. Se l’amore non è rigenerato dalla grazia di Cristo e non cresce in un clima di vera libertà, diventa egoista e condizionante fino a diventare possessivo, cioè l’opposto dell’amore.

La Chiesa: popolo di Dio che si edifica nell’amore

Chi è stato rigenerato in Cristo deve crescere nella santità e nell’amore, non soltanto come persona singola ma in comunione con tutti gli altri fedeli. I cristiani sono tali in quanto appartengono a Cristo e sono membra vive del suo corpo. I cristiani sono così in reale comunione tra loro: in loro scorre la vita divina del Figlio di Dio, alimentata e vivificata dall’unico Spirito Santo effuso nel cuore dei credenti da Cristo risorto. Nella sua prima lettera Pietro, con una stupenda immagine, esorta i fedeli a “stringersi a Cristo, pietra viva, per essere impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (2,4-5). Stringersi a Cristo, pietra viva, significa condividere la sua vita di crocifisso e risorto, la vita di colui che è venuto a condividere la nostra vita nel tempo per darci l’eternità. Non c’è altro fondamento su cui basare la nostra ‘speranza viva’: Egli è la pietra angolare, la pietra viva su cui si edifica la chiesa di Cristo e dei credenti.
La vera dignità del cristiano è di essere in comunione di vita con Gesù e di costituire in lui un edificio spirituale. I credenti devono lasciarsi edificare su di lui come altrettante ‘pietre vive’ per la costruzione di un edificio spirituale abitato dallo Spirito Santo, “vivendo secondo la verità nella carità”, cercando “di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 4,15-16).
Emerge dalla prima lettera di Pietro una teologia sulla chiesa di fondamentale importanza. In quanto ‘pietre vive’ edificate su Cristo i cristiani sono solidali tra loro fino a formare un solo corpo e un solo popolo: il popolo di Dio, la Chiesa. È importante sottolinearlo in vista del prossimo convegno ecclesiale della chiesa italiana a Verona. Tra i cristiani, infatti, c’è una scarsa coscienza di ‘essere Chiesa’. La religiosità, oggi soprattutto, è sentita e vissuta in maniera molto individuale. Manca in molti cristiani la coscienza di essere parte del popolo di Dio, di una Chiesa viva, di un corpo dove scorre la vita divina di Cristo.
Chi non vive nell’amore e si estrania dall’amore di Dio finisce per estraniarsi anche dall’amore dei fratelli perché non sente nessuna comunione con loro. È l’amore di Dio, è lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori che crea comunione vera e reale con Gesù e con i fratelli; è lo Spirito Santo che ha abbattuto ogni confine e riserva all’amore, per cui non c’è più nessuna distinzione tra giudeo e greco, tra maschio e femmina... ma tutti siamo una cosa sola in Cristo Gesù. Chi non vive in comunione con Gesù non può capire la Chiesa e se ne sentirà fuori: non saprà amarla e tanto meno soffrire e sacrificarsi per essa e per i fratelli. Il cristianesimo è una storia d’amore: chi non ama finisce per annoiarsi e per annoiare gli altri (san Giovanni della Croce); finirà irrimediabilmente per trovarsi fuori dalla Chiesa e per essere un peso morto per la comunità.

Il dono di essere Chiesa

Sono pochi i cristiani che sono riusciti a cogliere il significato vero e profondo della Chiesa. La Chiesa è vista per lo più come istituzione, come gerarchia. È comune cogliere sulle labbra dei cristiani espressioni come queste: “Noi e la Chiesa, noi non accettiamo la linea della Chiesa”; presupponendo delle realtà diverse e distinte, quasi contrapposte. Molti affermano di credere in Cristo ma non alla Chiesa, ma l’appartenere a Cristo significa già essere Chiesa viva, in quanto membra vive del suo corpo. Il cristianesimo non è una religione astratta, fondata su delle idee o su un libro. Si fonda su una persona, su Cristo Figlio di Dio, morto, risorto e vivente nella sua Chiesa. La Chiesa è ‘l’oggi di Cristo’, è la continuazione della sua incarnazione nel tempo e nella storia.
In Gesù, costituito sacerdote e mediatore tra noi e il Padre, anche noi formiamo “un sacerdozio santo” per offrire un culto spirituale a Dio: “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce, voi che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio” (2,9-10). È interessante notare come san Pietro ricorra alla parola ‘non-popolo’ per indicare l’umanità prima o senza Cristo. Gli uomini sono individui separati, irripetibili e completi in se stessi; ciò che li unisce in gruppi o nazioni sono elementi esterni (razza, lingua, tradizioni) ma non qualcosa che li accomuna in maniera reale, come nel corpo di una persona.
Per chi ha fede la Chiesa si rivela nella sua realtà più profonda e più vera, cioè come il Corpo di Cristo, come la continuazione del Cristo nei secoli, o meglio come il prolungamento del mistero dell’incarnazione: la Chiesa è l’oggi di Cristo, è il completamento del Corpo di Cristo, che ne è il capo. Al di fuori di questa visione di fede è impossibile capire la Chiesa e tanto meno realizzare una chiesa! Nelle religioni naturali e non cristiane l’iniziativa parte dall’uomo, con i suoi bisogni, le sue paure, le sue ragioni umane. In questa situazione non può nascere una Chiesa; nessuna religione naturale, infatti, ha avuto mai una Chiesa; possiamo dire che sulla terra l’umanità non riuscirà neppure a formare un popolo unico sulla sola iniziativa dell’uomo. Perché? La novità e la diversità del Cristianesimo in cosa consiste? Qual’è il segreto della Chiesa? Nel Cristianesimo l’iniziativa parte da Dio; è Dio che va incontro agli uomini, è Dio che si rivela, si manifesta e soprattutto chiama (ecclesia, chiesa, da ek-kaleo = chiamata, convocazione). Come avviene questa chiamata? Come si realizza? Tale chiamata, già presente nella mente eterna di Dio, coincide col progetto su Cristo. Quando Dio crea, crea secondo il modello fondamentale che è il Verbo eterno, cioè il Figlio Gesù Cristo, perché tutto si compia secondo un progetto unico del Padre. I singoli uomini hanno senso completo in Cristo Gesù. L’uomo realizza la sua ragion d’essere in quanto unito a Cristo e con tutti gli altri che sono in Cristo. Il singolo cristiano non può chiamare Dio ‘Padre mio’, come Gesù, ma deve dire ‘Padre nostro’. Se esclude qualcuno da questa comunione la sua preghiera è bugiarda. Tutto questo è opera dello Spirito Santo, che Cristo ha lasciato in eredità agli Apostoli e alla Chiesa. Lo Spirito Santo fa dei cristiani una rinnovata e continua incarnazione di Cristo nel mondo. La Chiesa esiste ovunque dove due o più persone si raccolgono nel nome di Gesù. La Chiesa siamo noi, “pietre vive” edificate sull’unica pietra fondamentale che è Cristo Gesù. Ogni cristiano è il prolungamento nel tempo dell’incarnazione di Cristo e in quanto tale completa il corpo di Cristo. Cristo + i cristiani = la Chiesa; senza Cristo i cristiani non formano la Chiesa, ma sono un non-popolo, non sono il popolo di Dio. E la realtà che Gesù chiama “mia Chiesa”, san Paolo la designa come il corpo di Cristo. È il Cristo di 2000 anni fa che vive oggi nel tempo, è l’incarnazione del Verbo che continua nella storia. La Chiesa è così il corpo vivo e santo in cui Iddio Padre riconosce il suo Figlio e in lui pone tutta la sua compiacenza!