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“La mia seconda patria”
Giovanni Paolo II e la Grande Preghiera per l’Italia
Marco Vignati
“La Chiesa prega e vuole pregare...”
Ogni mattina, nella Santa Casa di Loreto, viene accesa la lampada per l’Italia: un gesto che, nella sua sobria semplicità, è tuttavia molto ricco, ricco specialmente di ciò che il cuore di Giovanni Paolo II intendeva trasmettere con questo segno.
La preghiera per l’Italia ha costituito per il Papa un programma serio ed articolato nel quale egli si è coinvolto in prima persona con l’autorevolezza del suo Magistero. Tutti ricordiamo in special modo l’anno 1994, ma questo itinerario spirituale aperto in San Pietro il 15 marzo e chiuso a Loreto il 10 dicembre si inseriva a sua volta in una più ampia serie di interventi e di celebrazioni che in diversi momenti Giovanni Paolo II ha dedicato alla vita della Chiesa nel nostro paese.
Già i primi gesti del suo pontificato, riletti ora, ci permettono di gettare una luce particolare su questo desiderio del Papa di veder rinvigorire le radici cristiane del popolo italiano. La domenica successiva all’inizio del pontificato il Papa visita il Santuario della Mentorella, sui monti Prenestini, luogo a lui particolarmente caro. In questo breve pellegrinaggio il Santo Padre inserirà alcune parole che diventano un criterio estremamente preciso e rigoroso che orienterà un po’ tutta la sua opera: “La preghiera, che in vari modi esprime il rapporto dell’uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa, così come è la prima condizione del suo servizio nella Chiesa e nel mondo. La Chiesa prega, la Chiesa vuole pregare, desidera essere al servizio del più semplice e insieme splendido dono dello spirito umano, che si realizza nella preghiera. La preghiera è infatti la prima espressione della verità interiore dell’uomo, la prima condizione dell’autentica libertà dello spirito. La Chiesa prega e vuole pregare per ascoltare la voce interiore dello Spirito divino, affinché lui stesso possa in noi e con noi parlare coi gemiti inesprimibili di tutto il creato. La Chiesa prega e vuole pregare per rispondere ai bisogni del profondo dell’uomo, che talvolta è così ristretto e limitato dalle condizioni delle contingenze della vita quotidiana, da tutto ciò che è temporaneo, dalla debolezza, dal peccato, dall’abbattimento e da una vita che appare senza senso. La preghiera dà un senso a tutta la vita, in ogni suo momento, in ogni circostanza” .
Questa priorità della preghiera non è solamente affermata, ma è anche subito dopo messa in atto: la domenica successiva, infatti, il Papa si reca a pregare sulle tombe dei due santi Patroni d’Italia. Nel primo pomeriggio del 5 novembre 1978 arriva ad Assisi e alla sera sosta nella Basilica romana di Santa Maria sopra Minerva. Qui Giovanni Paolo II dice apertamente di desiderare che l’Italia possa diventare la sua seconda patria ma, perché ciò si realizzi, “dato che non sono nato su questo suolo, sento il bisogno di una nascita spirituale in esso” . Più profondamente ancora, il Papa chiedeva ai due santi dell’Italia una particolare grazia: “il mio cuore si apre verso il nostro Patrono e grida: Tu, che hai tanto avvicinato il Cristo alla tua epoca, aiutaci ad avvicinare Cristo alla nostra epoca, ai nostri difficili e critici tempi. Aiutaci! Questi tempi attendono Cristo con grandissima ansia, benché molti uomini della nostra epoca non se ne rendano conto” . Per questo, al termine della giornata auspicava “che nella nostra epoca Santa Caterina, Dottore della Chiesa, continui ad essere patrona della consapevolezza della vocazione cristiana di tutti. Consapevolezza che, in modo particolare, deve maturare e approfondirsi, perché la Chiesa possa adempiere la missione affidatale da Cristo e adempierla secondo i bisogni dei nostri tempi” .
L’anno successivo Giovanni Paolo II inserisce in questo suo programma spirituale anche il Santuario che per lui costituisce il cuore mariano della cristianità e quindi anche del cattolicesimo italiano: la Santa Casa di Loreto (8 settembre 1979).
È su queste basi che il Papa condurrà il primo confronto con la situazione del cattolicesimo in Italia in occasione del Convegno Ecclesiale di Loreto. Incontrando i membri dell’Assemblea, Giovanni Paolo II tiene un discorso nel quale raccoglie, nel medesimo tempo, l’ampio orizzonte di una riflessione globale sulla ricezione del Concilio Vaticano II 20 anni dopo la chiusura e l’attenzione specifica al contesto italiano sul quale si esprime in termini molto chiari: “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano; anzi, tutta la sua storia e la sua cultura sono impregnate di cristianesimo e intimamente intrecciate col cammino della Chiesa a partire dai tempi apostolici. Lo testimoniano non soltanto le innumerevoli opere d’arte che sono venute ad impreziosire nel corso dei secoli le varie contrade di questa terra, ma anche le tradizioni, gli usi, le consuetudini a cui si ispira l’agire della gente d’Italia, nel contesto di un umanesimo cristiano vissuto ed arricchito col contributo di tante generazioni. Tuttavia tensioni e difficoltà già nel passato hanno spesso segnato la presenza della Chiesa in Italia. In anni più recenti le difficoltà hanno assunto dimensioni e prospettive nuove per il processo di secolarizzazione, che spesso s’esprime in una vera scristianizzazione della mentalità e del costume per il diffondersi del materialismo pratico, cui si aggiunge il peso culturale e politico di ideologie atee”. Già a partire dagli anni ‘80 il Papa indicava allora la necessità di trovare le adeguate terapie per intervenire in una società “che, se ha scoperto in modo altamente positivo il valore e i diritti della persona umana, opera non di rado scelte che si rivelano in contrasto con i più veri interessi dell’uomo e con la civiltà cristiana che ha caratterizzato la storia italiana” .
La storia italiana, negli anni seguenti, ha di nuovo presentato tanti segni evidenti del processo di scristianizzazione già indicato dal Papa, e per questo, nel 1994, Giovanni Paolo II prende la decisione di attuare anche in Italia il metodo della “Grande preghiera” che già aveva aiutato la Polonia a prepararsi alle celebrazioni del suo Millennio. L’anno si apre con una Lettera ai Vescovi italiani su le responsabilità dei cattolici di fronte alle sfide dell’attuale momento storico, pubblicata il 6 gennaio e scritta proprio per “condividere preoccupazioni e speranze e, in particolare, per rendere testimonianza a quell’eredità di valori umani e cristiani che rappresenta il patrimonio più prezioso del popolo italiano”. Questa eredità si concretizza soprattutto in tre aspetti tra loro ben collegati: la fede, la cultura e l’unità, e la custodia di questa eredità può permettere all’Italia anche di recuperare un suo preciso ruolo storico: “l’Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l’Europa. Le tendenze negative che oggi mirano ad indebolire l’Italia sono negative per l’Europa stessa e nascono anche sullo sfondo della negazione del cristianesimo. In una tale prospettiva si vorrebbe creare un’Europa, e in essa anche un’Italia, che siano apparentemente neutrali sul piano dei valori, ma che in realtà collaborino alla diffusione di un modello postilluministico di vita. Ciò si può vedere anche in alcune tendenze operanti nel funzionamento di istituzioni europee. Contro l’orientamento di coloro che furono i padri dell’Europa unita, alcune forze, attualmente operanti in questa comunità, sembrano piuttosto ridurre il senso della sua esistenza e della sua azione ad una dimensione puramente economica e secolaristica. All’Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l’Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo. Di questo preciso compito dovrà avere chiara consapevolezza la società italiana nell’attuale momento storico”. Questa situazione, conclude il Papa, va affrontata con una grande preghiera “che passi, come onde convergenti, attraverso le varie Chiese, nazioni, continenti. In questa grande preghiera vi è un posto particolare per l’Italia: l’esperienza degli ultimi anni costituisce anche uno specifico richiamo al bisogno di tale preghiera. La preghiera significa sempre una specie di confessione, di riconoscimento della presenza di Dio nella storia e della sua opera a favore degli uomini e dei popoli; al tempo stesso, la preghiera promuove una più stretta unione con Lui e un reciproco avvicinamento tra gli uomini”.
È necessario mettere in evidenza anche che questo programma per l’Italia si inserisce in un anno eccezionalmente impegnativo per il Papa che lo ha visto affrontare fatiche apostoliche e lotte in maniera continua. L’anno si apre con le giornate di preghiera e digiuno per la pace nei Balcani (21 e 23 gennaio) completate con la Messa a Castelgandolfo per la popolazione di Sarajevo (8 settembre) e la visita a Zagabria (11 settembre).Vengono celebrati due Sinodi, quello per l’Africa e quello sulla vita consacrata; il 1994 è l’Anno della famiglia e in esso si colloca il difficile scontro con la Conferenza ONU su Popolazione e sviluppo svoltasi a Il Cairo, che portava avanti una politica subdolamente chiamata “di salute riproduttiva” che in verità pianificava una campagna per facilitare contraccezione, aborto e sterilizzazione perché, si diceva, bisognava rimediare ad una pericolosa esplosione demografica descritta in termini catastrofici ma in realtà del tutto immaginaria. Iniziava intanto la fase preparatoria del Grande Giubileo con la pubblicazione della Lettera Tertio millennio adveniente e, nel cuore di quest’anno tanto faticoso, il Papa cade nel suo appartamento (28 aprile) e si frattura il femore. Il fatto che in mezzo a tutto questo Giovanni Paolo II abbia confermato e svolto tutte le tappe previste per la Grande preghiera per l’Italia ci aiuta a comprendere quale spazio essa avesse nelle sue intenzioni, come si è visto nella meditazione data dal Policlinico Gemelli ai Vescovi italiani riuniti per il santo Rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore: “non mi rimane che domandare nella preghiera, alla Madre Santissima, di inserire questa mia attuale prova nella grande preghiera della Chiesa in Italia e per l’Italia, come mio modesto contributo alla causa che serviamo insieme”(19 maggio)!
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