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La parola dell'Arcivescovo
Senza l'Eucaristia non possiamo vivere
+ Gianni Danzi
Giovanni Paolo II, varcando le soglie del secondo millennio, ha invitato la Chiesa a prendere il largo: "Duc in altum!". La barca sulla quale siamo chiamati a salire per prendere il largo e solcare il mare della storia è la Chiesa.
Ma cos'è che "fa" la Chiesa? Cos'è che fa rinascere la Chiesa sempre di nuovo, rendendola un riflesso della perenne giovinezza di Dio? Cos'è che dà la forza e la luce alla barca della Chiesa per solcare il mare della storia, nonostante le tempeste che essa può incontrare? È l'Eucaristia.
L'Eucaristia è il cuore della Chiesa che pulsa il sangue dell'Amore di Dio nelle sue arterie, rendendola il Corpo mistico di Cristo e riflesso vivo e visibile del Volto di Dio. Per tale ragione il Concilio Vaticano II ha affermato con forza che l'Eucaristia è ‘fonte e culmine della vita cristiana’ (LG 11) e che ad essa ‘deve ispirarsi qualsiasi educazione allo spirito comunitario’ (PO 6). Ciò significa che la famiglia, le comunità ecclesiali, le comunità religiose, tutti noi siamo chiamati a solcare il mare della nostra storia ispirandoci all'Eucaristia.
Illuminante in proposito è la vicenda dei martiri di Abitene (località dell'Africa settentrionale). Negli anni 303 304 d. C., l'imperatore Diocleziano scatena una violenta persecuzione contro la comunità cristiana, ordinando che "si doveva proibire di celebrare i sacri riti e le santissime riunioni del Signore". Un gruppo di 49 cristiani, contravvenendo all'Editto dell'imperatore, continua a riunirsi nel giorno del Signore per celebrare l'Eucaristia. Scoperti, vengono imprigionati e condotti in tribunale. Alla domanda del proconsole Anulino che chiede se si erano tenute le "assemblee", Emerito, uno dei cristiani arrestati, risponde affermativamente e aggiunge: "noi cristiani senza la domenica non possiamo vivere". In altri termini il martire ha detto: "senza l'Eucaristia non possiamo vivere". Queste parole sono come un raggio di sole che illumina il nostro cammino.
La nostra vita, infatti, è chiamata ad essere un'eco delle parole del martire di Abitene. Come? Attraverso gesti eucaristici che irradiano la luce dell'Amore di Dio: il perdono, l'accoglienza dell'altro e del diverso, la fedeltà alla propria vocazione, la bontà che risponde alla cattiveria, la pazienza.
Queste sono le vere parole che trasformano la nostra vita in Eucaristia e che rendono il sacrificio di Cristo, celebrato sull'altare delle nostre chiese, attuale e vivo sull'altare della nostra vita quotidiana.
Partecipiamo con consapevolezza, attenzione e "passione" all'Eucaristia: essa è un incontro d'amore con Gesù, il quale ci attende davanti all'altare per dirci: "Ti amo. Con gioia dono tutta la mia vita per te".
Accogliamo questo amore di Gesù! Così potremo pregustare la pienezza dell'al di là e il nostro cammino quotidiano potrà essere un continuo "parlare con Dio e parlare di Dio".
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