L'azienda Agricola

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Azienda Agricola

Le prime notizie dei possedimenti terrieri facenti capo alla "Chiesa di Santa Maria di Loreto" risalgono alla seconda metà del 1300. Da allora lasciti, donazioni, fondazioni e acquisti ne hanno via via ampliato la consistenza. La massima estensione si ebbe intorno al 1850, periodo in cui la proprietà era di circa 5.000 ettari, situati soprattutto nelle vicinanze del Santuario, ma con tenute periferiche sparse un po' in tutta l'attuale regione Marche, da Urbino a Cingoli, da S. Severino ad Ascoli Piceno. Notevole fu l'importanza di questa grande realtà agricola nel determinare le caratteristiche del paesaggio rurale che osserviamo ancora oggi attorno a Loreto. Nel 1934 il "Pio Istituto della Santa Casa di Loreto", che amministrava il patrimonio, venne diviso in due nuove realtà giuridiche: da un lato le "Opere Laiche Lauretane", ente incaricato di sostenere i servizi pubblici e sociali della cittadina di Loreto, che assunse il 48% della proprietà; dall'altro la "Delegazione Pontificia per il Santuario della Santa Casa di Loreto", facente capo alla Santa Sede, con il compito istituzionale di provvedere alla cura e al mantenimento del Santuario, a cui andò il restante 52% del patrimonio fondiario. L'Azienda Agricola della Delegazione Pontificia, nata da tale divisione, era basata sostanzialmente su una conduzione a mezzadria (tipica della realtà marchigiana), con una suddivisione in moltissime "colonìe" che comprendevano campi, bestiame e la casa colonica. Ognuna di esse era condotta dal "mezzadro" e dalla sua famiglia (tipicamente una famiglia di tipo "allargato"). Negli ultimi decenni del Novecento è stato compiuto un grande sforzo volto a trasformare l'antica struttura mezzadrile dell'azienda in una conduzione diretta razionale e idonea all'impiego di tecniche colturali avanzate e rispettose dell'ambiente sugli attuali circa 1.400 ettari che compongono l'azienda. Attualmente, le colture principali sono i cereali, le orticole per l'industria della surgelazione e molte colture "da rinnovo" come girasole e colza, pisello proteico e soia. Una buona parte dei terreni sono irrigui. Naturalmente anche le due tipiche colture arboree delle Marche, la vite e l'olivo, occupano un posto di rilievo.

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La Vite

La vite occupa circa 50 ettari di terreno collinare asciutto, esposto prevalentemente a mezzogiorno. La tecnica colturale è mirata a privilegiare la qualità rispetto alla quantità, nella ferma convinzione che il vino si fa in campagna. Per circa venti anni, inoltre, la presenza di ben nove ettari di vigneti sperimentali, condotti in collaborazione con l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto, ha costituito uno straordinario strumento per individuare le tecniche, le varietà, i biotipi più adeguati ai diversi contesti pedo-climatici della nostra zona. Molta cura è posta nella raccolta, effettuata dopo un'accurata scelta del momento più adatto per ciascun vitigno e con attenta valutazione della qualità delle uve. La vinificazione è condotta coniugando tradizione e moderne tecnologie sotto il controllo di enologi esperti.

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Gli Olivi

L'olivo si estende sulle colline del territorio di Loreto, per una superficie di circa 21 ettari. Gli oliveti costituiscono un patrimonio paesaggistico straordinario dei colli lauretani, oltre che la fonte esclusiva di uno tra i prodotti di eccellenza dell'azienda agricola, l'olio extravergine di oliva "LAVRVM". Anche in questa coltura la difesa dai parassiti si svolge secondo i principi della lotta integrata, basata cioè sull'uso combinato di tutti i metodi di lotta, in primo luogo biologici e agronomici. Soltanto quando la presenza di un parassita supera una determinata soglia di dannosità, si ricorre ai mezzi chimici. Ciò consente di minimizzare l'impiego di fitofarmaci, salvaguardando comunque l'integrità delle olive e la qualità dell'olio. All'interno degli oliveti, così come avviene per i vigneti, il terreno viene lasciato inerbito. La presenza di un cotico erboso offre infatti diversi vantaggi ecologici e qualitativi: accresce la presenza di sostanza organica, favorisce l'utilizzo degli elementi nutritivi (diminuendo i fabbisogni di concime e migliorando l'equilibrio nutrizionale delle piante), impedisce l'erosione del suolo, riduce l'uso dei diserbanti. Le varietà presenti sono il Frantoio, il Leccino, il Pendolino, il Maurino e il Moraiolo, nonché la Mignola (antica varietà locale). La raccolta è realizzata con l'impiego di macchine agevolatrici, in modo che tutto il prodotto abbia il giusto grado di maturazione. La molitura e l'estrazione si effettuano entro tempi brevissimi, per mantenere inalterate le caratteristiche dei frutti, e con "impianto a freddo", per conservare le pregevoli caratteristiche organolettiche dell'olio.

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